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Fino dal sec. XI il luogo, dove sorge ora il centro del paese di Pratovecchio, era abitato e faceva parte della Parrocchia di S. Maria a Poppiena. I Conti Guidi di Romena, signori del territorio, avevano costruito presso la sponda sinistra dell’Arno il loro “palagio”, ma le abitazioni sorte d’intorno non erano protette da mura.

L’unica notizia sicura che sappiamo di quel periodo è la destinazione, circa il 1140, di parte del Palazzo dei Guidi a Monastero delle Religiose Camaldolesi, dedicato a S. Giovanni Evangelista.

Nel 1334, per ordine del conte Marcovaldo dei Guidi, il paese fu circondato di mura e di torri castellane, di cui alcune ancora esistenti. I Conti restarono signori di Pratovecchio fino al 1440, anno in cui i Fiorentini, mandarono un Podestà. I principali edifici racchiusi dalle mura erano la Residenza dei Guidi, il Cassero, il Monastero delle Camaldolesi con la Chiesa annessa e una Cappella pubblica, dove si svolgevano le funzioni religiose per coloro che non potevano accedere alla Chiesa Parrocchiale di S. Maria a Poppiena, un po’ distante, cui la borgata apparteneva.

Questa Cappella, originariamente di semplice stile romanico, è da identificarsi con l’attuale Oratorio delle Domenicane, tra Borgo Mezzo ed il Convento. Nella stampa del Terreni raffigurante Pratovecchio nella seconda metà del 1700, si scorge, dietro l’ala del Convento delle Domenicane, nel luogo corrispondente a Borgo Mezzo, un piccolo campanile: è quello dell’Oratorio appartenente all’antica Compagnia della Madonna della Neve.

Nel 1525 la Cappella fu provvista di un piccolo Battistero, con Fonte in pietra lavorata, per l’amministrazione del Battesimo (che si trova in Propositura a sinistra entrando): uno dei cappellani della prioria di S. Maria a Poppiena prestava il proprio servizio religioso alla popolazione del paese.

Quando nel 1572, per opera del sacerdote siracusano don Vincenzo Galassi fu costruito il Monastero delle Domenicane, la Cappella “vecchia” fu concessa in uso alle Religiose, apportandovi alcune modifiche (coro, grate, ecc.), servendo contemporaneamente anche alla popolazione. Si continuò a svolgervi le pubbliche funzioni religiose e ad amministrare i Sacramenti.

Lo stesso don Vincenzo Galassi aveva istituito nel 1570 anche una Compagnia religiosa maschile e femminile, dedicandola al SS. Nome di Gesù ed aveva incitato gli iscritti ad intraprendere la costruzione di una nuova Chiesa per uso pubblico. La fabbrica del nuovo edificio venne incominciata nel 1592 con l’aiuto dei più facoltosi del paese, ma fu sospesa nel 1594. Nel 1595 si pensò a proseguirla e dopo varie interruzioni, nel 1611 la Compagnia dovette riunirsi per deliberare il modo di portarla a compimento. Nel 1616 la costruzione fu terminata.

Quando qualche anno dopo rovinò la torre del Cassero, dov’era collocata una grossa campana, fu stabilito di costruire accanto alla nuova Chiesa, a lato della facciata, una torre campanaria e di usare la vecchia campana. Contribuirono con offerte ed aiuti, tutti gli abitanti del paese.

Nel 1657 fu trasportato nella nuova Chiesa il Fonte Battesimale e nel 1670 venne eretto l’altare maggiore “ricco di stucchi di vaghissima struttura” (riferisce il Libro dei Ricordi) e la balaustra in pietra (di tutto questo attualmente non si ha più alcuna traccia)

Nel 1682 si incominciò ad amministrarvi i Sacramenti e a celebrarvi le sacre cerimonie dai curati di S. Maria a Poppiena, che appartenevano all’Ordine Camaldolese.

Nel 1690 si costruirono gli altari laterali (anche questi non esistono più) e nel 1703 fu fatta la sacrestia. Nella prima metà del ‘700 fu dato incarico al pittore fiorentino Angelo Cioli di ornare con fregi ed affreschi la volta della navata e le pareti. Il lavoro venne portato a termine con sollecitudine e diligenza, ma il compenso preteso dall’artista non fu di gradimento agli amministratori e nel 1753 si dovette ricorre­re ad un’azione legale.

La Venerabile Confraternita di Misericordia nel 1856 eresse la Cappella dove è custodito il suo celeste patrono il Crocifisso miracoloso, prima posto in un tabernacolo sulla via detta Borgo Nuovo (oggi Via Garibaldi), presso il Forno del Canto.

La Chiesa del SS. Nome di Gesù diventò parrocchia autonoma nel 1783 essendo Vescovo di Fiesole Mons. Ranieri Mancini. Nel 1896 fu elevata al grado di Propositura.

Nel 1944 si iniziarono i lavori di restauro all’edificio secentesco, ormai cadente. Durante il periodo bellico i lavori furono sospesi; la Chiesa venne danneggiata dai bombar­damenti delle truppe in ritirata.

Nel 1945 l’opera di riparazione fu portata a compimento sotto la direzione dell’architetto P. Raffaele Franci, O.F.M: il primo di settembre fu consacrato il nuovo altare in pietra. L’interno dell’edificio, più che restaurato, fu completamente ristrutturato, perdendo, così, le caratteristiche forme origina­rie seicentesche e le piacevoli decorazioni.

L’esterno non ha subìto variazioni notevoli. La facciata, con copertura a due spioventi, senza motivi decorativi, presenta un bel portale in pietra lavorata del sec. XVII, ed un occhio istoriato in ferro battuto opera recente del concittadino Dante Bartolini.

A lato della facciata si alza la torre campanaria, col suo antico orologio; la cella, che porta tre campane, è costruita in cotto ed ha quattro luci.