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BOLLETTINO
PARROCCHIALE “JOBEL” N° 27
SAN PAOLO E GESÙ
CROCIFISSO
Paolo non indugia a
descrivere i misteri della vita nascosta a Nazareth, né quelli della
predicazione e dei segni miracolosi della vita pubblica; concentra il messaggio
cristiano sul Signore pasquale, Gesù Crocifisso e Risorto, le
due facce dell’identica medaglia: «Egli è morto per i nostri peccati, è risorto
per la nostra giustificazione» (Rom 4, 25).
Nella sintesi dell’opera
redentiva che Paolo ha tracciato nella lettera ai Filippesi, croce e
risurrezione rappresentano il punto più illuminante la logica seguita da tutta
la vita dell’unico Gesù: annientamento del Dio glorioso, che si fa uomo
obbediente fino alla morte, e esaltazione del ”Signore” al di sopra di ogni
realtà creata (cf Fil 2, 6-11). Al cristiano il compito di corrispondere a
questo evento salvifico: «L’a-more di Cristo ci spinge, al pensiero che uno è
morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per
colui che è morto e risuscitato per loro» (2Cor 5, 14s).
Si direbbe, anzi, che
attribuisca una certa prevalenza al mistero di Gesù morto in croce,
rivelazione dell’amore del Padre, confermato dalla risurrezione.
Il mistero della croce,
infatti, condensa tutto il sapere di Paolo su Cristo: «Io
ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi
crocifisso» (1Cor 2,2).
Numerose sono le
espressioni che evidenziano il valore salvifico della croce: «Cristo morì per i
nostri peccati secondo le Scritture» (1Cor 15, 3) e «colui che non aveva
conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato a nostro favore, perché noi
potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5, 21),
«riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo» (Rom 5, 10). Ma
Paolo, con dolore, constaterà che «molti…si comportano come nemici della croce»
(Fil 3, 18).
Ed è mistero che
non va taciuto. Scrivendo ai Corinti, Paolo se la prende sia con quanti
cercano di attenuare lo scandalo della croce, per conciliare la gratuità della
salvezza con la necessità delle opere; sia con quanti sorvolano sulla
crocifissione, inaccettabile dalla concezione giudaica e pagana della divinità,
per porre l’accento sulla risurrezione.
Nell’annuncio paolino e
nella sapienza cristiana, invece, morte e risurrezione devono restare
scandalosamente inseparabili, «per non rendere vana la croce di Cristo» (1Cor 1,
17): «E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi
predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma
per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza
di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli
uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1, 22-25;
cf Gal 5, 11; 2Cor 12, 10; 13, 4).
La croce dalla quale
Cristo non scende è, infatti,
la più chiara forma di rivelazione
dell’amore del Dio cristiano, prima ancora che
strumento doloroso di redenzione. È questa «morte del Signore» che viene
annunciata ogni volta che, nella celebrazione eucaristica, si mangia il Corpo
dato e si beve il calice del Sangue della nuova alleanza (cf 1Cor 11, 23-28).
«L’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti» (2Cor 5,
14); «Dio dimostra il suo amore per noi, perchè mentre eravamo ancora peccatori,
Cristo è morto per noi» (Rom 5,8).
Per l’efficacia della
predicazione della croce, l’apostolo può portare la testimonianza personale.
Agli ”stolti Galati”, «agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo
Crocifisso» (Gal 3,1) e che sono tornati alla maledizione della
legge, così che per loro
«Cristo è morto invano» (Gal 2,21), dirà: «Sono stato crocifisso con Cristo e
non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20); «Quanto a me,
invece, non vi sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,
per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo»
(Gal 6, 14).
Re don
Piero Cultura Cattolica . it
vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv
Desidero sottoporre all’attenzione di
tutta la comunità parrocchiale il catechismo, sia quello rivolto ai ragazzi
(chiamato con termine tecnico “catechesi dell’iniziazione cristiana”) sia il
catechismo per gli adulti.
CATECHESI DELL’INIZIAZIONE
CRISTIANA
Nell’anno pastorale ultimo scorso
2007-2008 più volte durante l’omelia ho fatto notare la mancanza dei ragazzi
nella fascia di età che va dalla prima elementare fino alla terza media. Mai
come in questi ultimi tempi si era visto un calo così forte anche agli incontri
settimanali di catechesi. È sufficiente un qualsiasi impegno di altro genere
(compleanni, calcio, piscina, dentista ……..) per saltare l’ora di catechismo.
Vista questa situazione mi pare opportuno richiamare all’attenzione di tutti i
principi sui quali si fonda la catechesi.
Mi rivolgo ai genitori cristiani, quelli
che si sono sposati in Chiesa e hanno fatto battezzare i loro figli.
Nel rito del matrimonio ai fidanzati che
stanno per sposarsi il Sacerdote, a nome della comunità ecclesiale, chiede:
“Siete disposti a educare i vostri figli secondo la legge di Cristo e della
sua Chiesa?” E voi avete risposto “SI”. Quel vostro “SI” voglio
sperare che lo abbiate pronunciato con consapevolezza e responsabilità. Allora
uno dei modi per attuarlo e quello di far partecipare, di spronare a partecipare
al catechismo i vostri figli, togliendo e non mettendo ostacoli a questo loro
impegno. Non si può fare “un falso” di fronte a Dio e non si può nemmeno pensare
che la fede si riceva con il latte materno. È necessaria una formazione
permanente in ordine alla testimonianza della fede. La catechesi tende alla
formazione cristiana, a orientare ogni persona battezzata, con cammini
differenziati, verso una fede matura, capace cioè di costituire un punto di
riferimento costante per la vita, per la condotta, per le scelte; per dar
ragione della speranza che è in noi
(1Pietro 3,15) e attingere motivazioni per l’impegno a
servizio dell’uomo.
La fede non è “un argomento da
imparare”, ma una esperienza da vivere. Nel nostro mondo tutti lamentiamo il
calo di esempi di fede vissuta, allora bisognerà ritornare a questi principi e a
questa testimonianza di vita se vogliamo educare i ragazzi.

I ragazzi
e tutti noi abbiamo più bisogno di testimoni che di maestri. Se non ce la
sentiamo di essere testimoni, siamo sinceri e tiriamo le dovute conseguenze.
Tutti noi più anziani abbiamo imparato a essere cristiani dall’esempio dei
nostri genitori. Oggi non si potrà certo dire che la società sia basata su
principi cristiani. E allora se non accettiamo più il Vangelo diciamolo
sinceramente e non facciamo il doppio gioco di mandare i ragazzi a catechismo e
poi non condividere in famiglia e nei nostri discorsi con gli amici e nelle
botteghe i principi cristiani. La religione e i sacramenti non possono essere
sfruttati per fare delle “mega feste”, ma per incontrare Gesù.
D’altra parte anche quando avete
battezzato i vostri figli vi è stato ricordato che voi siete i primi testimoni e
garanti della fede per i vostri figli. E vi fu detto “Siete consapevoli di
questa responsabilità?” E tutti a dire “SI”. La scelta e
l’impegno per il catechismo è la risposta concreta a questi “SI” detti davanti a
Dio e alla Chiesa. Io voglio sperare che il prossimo anno pastorale 2008-2009
porti una inversione di tendenza altrimenti sarò costretto a convocare tutti i
genitori e prendere con loro le opportune decisioni.
CATECHESI PER GLI ADULTI
Bisogna inoltre superare l’idea che la
catechesi è solo per i ragazzi e in vista dei sacramenti. Tutta la comunità
cristiana è il campo dove viene seminata la Parola. Una Chiesa tutta
catechizzata diventa anche una Chiesa tutta catechista. La comunità cristiana
diventa non solo oggetto di catechesi, ma è soggetto di catechesi con la sua
vita e la sua testimonianza. Se i ragazzi trovano una famiglia che vive
cristianamente e una comunità cristiana che vive i principi del Vangelo saranno
a loro volta stimolati ad accettare il catechismo e a pensare che davvero serve.
Altrimenti se vedono
che si dice ma non si fa allora si
potrebbe parlare anche il linguaggio degli angeli, non ascolteranno.
Per gli adulti luogo privilegiato della
catechesi è la Messa domenicale. Alcuni stanno dicendo che sono troppo lunghe le
omelie. Potrei rispondere come un vecchio prete che era solito dire: Sono lunghe
le omelie o corta la fede? Se io oggi voglio dare qualche minima idea di
formazione cristiana non ho altro mezzo.
Vi anticipo anche altre date di una
specifica catechesi per gli adulti: il periodo dell’Avvento e della Quaresima e
in modo particolare il mercoledì.
03 – 10 – 17 Dicembre 2008 e 04 – 11-
18- 25 Marzo e 01 Aprile 2009.
Che il Signore ci dia sincerità e
coraggio di impegno. Rifuggiamo dall’idea che sappiamo già tutto. Una delle
mancanze del nostro tempo, soprattutto in fatto di religione, è costituita dalla
non conoscenza. E allora riflettiamo e poi …. all’opera!
DALL’ARCHIVIO
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DEFUNTI
Fratelli e Sorelle
che sono morti dal 27 Gennaio 2008 al 20 Agosto 2008
L’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace. Amen.
Maccari
Corrado
27.01.2008
Pagnini Roberto
17.02.2008
Matini
Guido
23.02.2008
Raggioli Antonio
22.04.2008
Notaro
Francesco
30.05.2008
Bimbocci
Graziano
07.07.2008
Giuliani
Enzo
21.06.2008
Beoni
Maria
12.07.2008
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BATTESIMI
Landi Giacomo
10.02.2008
Bimbocci
Filippo
02.03.2008
Ghelli Alice
23.03.2008
Alterini
Alessandro
13.04.2008
Macconi
Angelica
29.06.2008
Cinquanta
Carlos
13.07.2008
Pecorini
Allegra
20.07.2008
Grini Sofia
20.07.2008
Hirbu
Federico
27.07.2008
Romano
Lavinia
16.08.2008
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CRESIME
La
Domenica 20 Aprile 2008 il Vescovo di Fiesole Mons. Luciano Giovannetti ha
conferito nella chiesa del Santissimo Nome di Gesù, il sacramento della
Cresima ai seguenti ragazzi:
Alongi
Ignazio, Beni Eleonora, Beoni Alice, Bonini Flaminia, Brocchi Elena,
Chiarini Lisa, Ciapetti Andrea, Fani Marco, Ferrini Andrea, Ghelli Laura,
Goretti Maria Bianca, Magni Francesca, Mariut Madalin, Ristori Iole,
Rosini Enea, Tinti Eva, Vangelisti Lorenzo, Visotti Samuele, Viti
Maurizio.
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MATRIMONI
Fragni Luigi –
Cavigli Annamaria
10.05.2008
Ozzola Gian Luca–Salvadori Alice
31.05.2008
Programma celebrazioni religiose:
PRATOVECCHIO 31
AGOSTO / 09 SETTEMBRE 2008
FESTA TRIENNALE DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
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“Settimana di
Spiritualità”:
31 Agosto /05
Settembre
ORARIO SS. MESSE:
Ore 7,00 – 7,30 Chiesa dei Monasteri
Ore 10,00 e 18,00 Propositura del Santissimo Nome di Gesù
Dalle ore 9,30 alle ore 12,00 di ogni giorno della “Settimana di
Spiritualità” sarà presente,
in Propositura, un
Sacerdote per le confessioni.
Durante la settimana dal 31 Agosto al 05 Settembre l’immagine del SS.
Crocifisso verrà portata alle ore 21,00 nei rioni della Parrocchia:
DOMENICA
31 Agosto
-
BORGO MEZZO LUNEDI’
01
Settembre
-
MONTE
MARTEDI’
02 Settembre
- VIA ALDO MORO MERCOLEDI’ 03 Settembre
- VIA
XXIV MAGGIO
GIOVEDI’
04 Settembre-
ECCE HOMO (Viale
VENERDI’ 05 Settembre
- (Ore 18,30) CIMITERO
Roma – Via Kennedy)
con la celebrazione della Messa.
VENERDI’ 05 SETTEMBRE Ore
21,00 “VIA CRUCIS” in PIAZZA PAOLO UCCELLO
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“Triduo del Santissimo
Crocifisso”:
06
– 09 Settembre
SABATO 06 SETTEMBRE :
Ore 18,00 Messa solenne di
inizio delle feste triennali
(I canti saranno eseguiti dal Coro “Lorenzo Perosi” di
Poppi)
DOMENICA 07 SETTEMBRE:
Giornata della Venerabile Confraternita di Misericordia
di Pratovecchio,
della quale il SS. Crocifisso è celeste Patrono.
Sante Messe:
Ore 7,30 (dalle Domenicane)
Ore 9,00 e Ore 11,00 (in Propositura) Ore 18,30 (Dalle Camaldolesi)
La Messa delle Ore 11,00
sarà celebrata dal nostro Vescovo LUCIANO
(I
canti saranno eseguiti dal “Coro Femminile– L. Ghelli” di Pratovecchio)
LUNEDI’ 08 SETTEMBRE:
Giornata Sacerdotale e Vocazionale.
Sante Messe Ore 9,00 -
10,00 - 11,00 - 18,00
(Propositura)
- La Messa delle ore 18,00 sarà presieduta da S. E. Mons.
Romano Rossi – Vescovo della Diocesi
di Civita Castellana – e concelebrata dai Parroci del Casentino Fiesolano e dai
Sacerdoti nati in Casentino.
(I canti
saranno eseguiti dal Coro di Santa Maria delle Grazie di Stia)
MARTEDI’ 09 SETTEMBRE:
Giornata della Comunità Parrocchiale.
Sante Messe Ore 9,00 -
10,00 - 11,00
(Propositura)
La Messa delle Ore 11,00 sarà celebrata per tutti
i Sindaci Defunti di Pratovecchio
LA CELEBRAZIONE DELLE ORE 21,00 SARA’ PRESIEDUTA
DA
S. E. l’Arcivescovo Mons. PIERGIUSEPPE
VACCHELLI
Segretario della Congregazione di “Propaganda
Fide”
e concelebrata dal nostro Vescovo Mons. Luciano
Giovannetti e dai Parroci del Vicariato
ALLA CONCELEBRAZIONE SEGUIRA’ LA SOLENNE
PROCESSIONE
LA BENEDIZIONE CON L’IMMAGINE DEL SANTISSIMO
CROCIFISSO
E LO SPETTACOLO PIROTECNICO OFFERTO DALLA
PRO-LOCO
I canti della concelebrazione saranno
eseguiti dal “Coro Femminile – L. Ghelli” di Pratovecchio
Durante la processione farà servizio la
Filarmonica “E. Brizzi”
di Pratovecchio
Programma Celebrazioni civili:
Comune di
Pratovecchio – Parrocchia del SS. Nome di Gesù
Venerabile
Confraternita di Misericordia – Pro Loco
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Sabato 06 Settembre
Ore 17,00 Stadio Comunale
- Via Uffenheim – A cura della Ven.le Confraternita di Miseri
cordia:
SIMULAZIONE INTERVENTO IN PRONTO SOCCORSO
Ore 21,00 In Propositura: CONCERTO D’ORGANO del M° Giampiero BERNINI
Domenica 07 Settembre
Ore 08,00 – Centro storico – STRACCABIKE – XVII Edizione a cura del G.S.
AVIS
Ore 10,00 – in Piazza I. Landino – RADUNO DELLE MISERICORDIE TOSCANE
a cura della Ven.le Confraternita di Misericordia
di Pratovecchio.
Ore 18,00 – Borgo Mezzo – CONCERTO DELLA FILARMONICA “Enea Brizzi”
Direttore M° Leonardo Rossi.
Ore 21,00 – Parco delle Rimembranze – PAOLA TURCI nello spettacolo “CIELO”
con il Danz’autore GIORGIO
ROSSI – a cura di Pievi e Castelli in
musica 2008
Lunedì 08 Settembre
Ore 16,00 – Centro storico – “RAGAZZINSIEME” – Giochi a cura di
“Arteindisparte”
e Parrocchia.
Ore 19,30 – Via G. Verdi, Piazza I. Landino – “FESTA SOTTO IL CAMPANILE”
Ore 21,00 – SERATA DANZANTE a cura della Ven.le Confraternita di
Misericordia.
Durante la serata premiazione del “Concorso Vetrine e
Angoli fioriti”
Martedì 09 Settembre
Ore 21,00 – S. Messa e Processione solenne per le vie del paese
presieduta da
S. E. L’ARCIVESCOVO MONS.
PIERGIUSEPPE VACCHELLI
Segretario della Congregazione di “Propaganda Fide”
Durante la processione farà servizio la Filarmonica
“Enea Brizzi”
Ore 23,00 – in Piazza Iacopo Landino BENEDIZIONE CON L’IMMAGINE DEL
SANTISSIMO CROCIFISSO
Ore 23,30 –a chiusura delle Feste triennali 2008
Grande Spettacolo Pirotecnico
a cura della Pro
loco
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DURANTE I GIORNI DELLA
FESTA TRIENNALE 2008
CONCORSO: “VETRINE E
ANGOLI FIORITI”
MOSTRE ESPOSITIVE:
·
“La corte degli Artisti: i
Pratovecchini e la Pittura presso
la Sede del Parco Nazionale
·
“Invisibilidonnevisibili”
Mostra Fotografica di R.
Zampedini presso il Chiostro del
Monastero di S. Maria della Neve delle
Monache Domenicane.
·
“Pitture e Sculture”
Personale di P. Chiarini presso la
Sala del Podestà.
·
Vent’anni del “Viola Club”
di Pratovecchio – Mostra allestita
in piazza Paolo Uccello.
QUARESIMA E DIMENSIONE RICONCILIATIVA DELL’EUCARISTIA
Siamo ormai prossimi alla Quaresima e allora propongo a tutti una
piccola riflessione sull’Eucaristia che ci riconcilia con Dio e con
i fratelli, anzi per essere celebrata nel migliore dei modi esige
questa riconciliazione. La Quaresima è il tempo che ci richiama alla
conversione attraverso la penitenza: è tempo penitenziale. La
Quaresima, di questo anno Eucaristico per la nostra Diocesi, ci
vedrà celebrare dal 23 al 30 Marzo p.v. la SETTIMANA EUCARISTICA
VICARIALE. Ecco il motivo di questo particolare tema di riflessione.
L’EUCARISTIA E LA RICONCILIAZIONE CON DIO
Nell’Antico Testamento era corrente la pratica di sacrifici per
l’espiazione dei peccati e la riconciliazione con Dio. Secondo il
libro del Levitico l’offerente posava la mano sulla testa della
vittima, che era poi immolata e consumata interamente dal fuoco (Lv.
1,4-7). I peccati di colui che offriva il sacrificio erano in un
certo senso trasferiti sulla vittima e distrutti con la vittima
stessa. Questi sacrifici appartenevano al genere degli olocausti.
Vi erano anche i sacrifici di comunione, nei quali una parte della
vittima era distrutta dal fuoco e l’altra consumata convivialmente
dagli offerenti. In questo genere di sacrifici la preghiere e i
canti esprimevano la lode e il rendimento di grazie, ma anche la
confessione delle proprie colpe, il pentimento, la conversione e la
supplica a Dio per il perdono. Nessun rito sacrificale possedeva in
se stesso un potere magico di riconciliazione. Era Dio che, nella
sua misericordia infinita, teneva conto delle disposizioni
penitenziali degli offerenti, espresse nei riti da lui prescritti, e
decideva di ritenersi soddisfatto nel suo onore offeso. Tali antichi
sacrifici erano semplice prefigurazione dell‘unico vero sacrificio
riconciliatore, quello consumato sulla croce e tradotto
sacramentalmente, per istituzione di Cristo stesso, nell’Eucaristia.
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L’Eucaristia,
come sacrificio, attualizza la morte della vittima divina avvenuta
sulla croce, ma, come convito, permette ai commensali di comunicare
con essa assumendola in cibo, come negli antichi sacrifici di
comunione. La preghiera eucaristica esprime la lode e il rendimento
di grazie, ma anche la confessione e la domanda della comunione e
riconciliazione con Dio, come nell’Antica Alleanza. Alla
molteplicità dei sacrifici antichi subentrò l’unico sacrificio
infinito nel suo valore, nella sua efficacia e nella sua durata
senza scadenze (Eb 9,26-27).
Il sacrificio della croce dunque non è assolutamente ripetibile,
perché Cristo ne legò il valore, anche redentivo ed espiatorio, alla
celebrazione eucaristica, quando la istituì nell’ultima Cena.
Consacrando e dando in comunione il calice, egli pronunciò le parole
che sono riprese nella liturgia eucaristica: « Prendete e bevetene
tutti. Questo è il calice del mio sangue offerto per voi e per tutti
in remissione dei peccati» (Mt 26,28). Cristo volle che con la
celebrazione dell’Eucaristia l’efficacia espiatoria infinita
potesse essere applicata per tutti gli uomini e per tutte le
generazioni. Per questo diede alla Chiesa il comando: « Fate questo
in memoria di me» (1Cor 11,24-25).
Nell’Antico
Testamento il futuro Messia era descritto come Agnello innocente
condotto al macello: «Egli è stato trafitto per i nostri peccati,
schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si
è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti...
Egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori» (Is
53,5.12).
Il Vangelo
secondo Giovanni fa un accostamento stretto, anche cronologico,
tra gli agnelli immolati per la celebrazione pasquale ebraica e
l’Agnello divino immolato sulla croce. Si adempiva nel Cristo la
figura dell’antico agnello espiato-rio (Lv. 14,10-20-28). Per questo
fu indicato con le parole: «Ecco l’agnello di Dio» (Gv 1,36). E san
Paolo chiama Cristo « nostro agnello pasquale immolato» (1Cor 5,7).
Noi stessi nella liturgia invochiamo il Cristo: «Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi ». E quando il
sacerdote eleva l’ostia consacrata per invitare alla comunione, la
presenta con le parole: « Ecco l’agnello di Dio che toglie i
peccati del mondo ».
Il Concilio
di Trento così si esprime: «E poiché in questo divino sacrificio,
che si compie nella messa, è contenuto e immolato in modo incruento
lo stesso Cristo che si offerse una sola volta in modo cruento
sull’altare della croce (cfr. Eb 9,14.27-28), il santo sinodo
insegna che questo sacrificio è veramente propiziatorio (can. 3), e
che per mezzo di esso, se con cuore sincero e retta fede, con
timore e rispetto, ci accostiamo a Dio contriti e pentiti, possiamo
“ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento
propizio” (Eb 4,16). Placato da questa offerta, il Signore,
concedendo la grazia della penitenza, perdona i peccati e le colpe
anche le più gravi. Si tratta, infatti, di una sola e identica
vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei
sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è
soltanto il modo di offrirsi» (DH 1743).
Sant’Ambrogio
affermava del sacramento eucaristico: « Ogni volta che lo
riceviamo, annunciamo la morte del Signore (1Cor 11,26). Se
annunziamo la morte, annunziamo la remissione dei peccati. Se ogni
volta che il suo sangue viene sparso, viene sparso per la
remissione dei peccati, devo riceverlo sempre, perché sempre mi
rimetta i peccati. Io che pecco sempre, devo sempre disporre della
medicina» (De Sacrarnentis, 4,28). Il Messale è pieno di
espressioni, che riflettono il potere di riconciliazione
dell’Eucaristia, come ad esempio l’orazione seguente: « La
partecipazione a questo sacramento, Dio onnipotente, ci liberi da
ogni colpa e ci ottenga dalla tua misericordia la conversione del
nostro spirito » (venerdì dopo le Ceneri).
RICONCILIAZIONE VICENDEVOLE FRA GLI UOMINI
L’Eucaristia è il sacramento dell’unità di coloro che ne sono
partecipi: « Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo
un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell’unico pane» (1Cor
10,17).
La
celebrazione eucaristica presuppone dunque la riconciliazione, e
anche la crea. La presuppone, secondo la parola di Gesù: « Se stai
per fare la tua offerta e ti ricordi che un tuo fratello ha qualcosa
contro di te, va’ prima a riconciliarti con lui e poi vieni a fare
la tua offerta. Riconciliati prima con il tuo avversario...» (Mt
5,24-25). Così la Didachè (secolo I) ammoniva le prime generazioni
di cristiani: «Il giorno della domenica del Signore radunatevi per
la frazione del pane e l’Eucaristia, dopo aver confessato i vostri
peccati perché il vostro sacrificio sia puro. Ma chi fosse in urto
con un suo compagno non si riunisca a voi prima di essersi
riconciliato con lui, perché il vostro sacrificio non sia
profanato» (capitolo 14).
Dio è presente dove c’è amore e carità. D’altra parte l’Euca-ristia
è il sacramento fonte dell’a-more di Dio e dell’amore vicendevole.
E’ un fortissimo richiamo all’unità di tutti i cristiani e
all’at-tuazione della preghiera di Cristo che tutti siano una cosa
sola.
Il sacramento dei sacramenti, cioè l’Eucaristia, è il supremo
simbolo di questa duplice dimensione riconciliativi, ma ne è anche
la sorgente sacramentale.
Durante la Quaresima siamo chiamati anche alla confessione dei
nostri peccati. Il sacramento della penitenza prepara ciascuno di
noi a sedersi alla mensa dell’amore con Dio e con i fratelli.
Vincenzo Raffa
Docente presso l’Istituto Teologico
don Orione
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- 30 MARZO 2007 - CONGRESSO EUCARISTICO VICARIALE
Il Piano
Pastorale della nostra Diocesi per l’anno pastorale 2006-2007 invita
tutte le parrocchie ad un’approfondita riflessione sull’Eucaristia
“Segno di unità, vincolo di carità”. Ognuno potrà riscoprire l’amore
a Gesù nel Sacramento e nel Sacrificio dell’Eucaristia e anche
l’amore che ci lega fra noi in un solo corpo e in un solo spirito.
Il Piano
Pastorale costituisce un’importante opportunità per la Diocesi e per
tutte le Parrocchie. Prima di tuffo è l’occasione che favorisce e in
qualche modo costringe la nostra comunità diocesana a porsi in
stato di ascolto, e di preghiera per cercare di capire quello che il
Signore chiede oggi alla sua Chiesa, per riscoprire la nostra
identità di fede, per rimettere a fuoco il senso e la modalità della
nostra missione.
In secondo luogo
ci impegna a farlo insieme, a condividere un cammino, a riscoprire
nello stile della sinodalità e della comunione il luogo
privilegiato per un autentico discernimento.
Di questo
cammino ecco il programma del Congresso Eucaristico Vicariale:
Venerdì 23 Marzo
Pieve di S.
Martino a Vado
Strada in Casentino
Ore 20,30
– Esposizione del Santissimo Sacramento. Adorazione -
Benedizione eucaristica
Ore 21,15 –
Meditazione “Principi
teologici dell’Eucaristia” (Don Francesco Pasetto)
Sabato 24 Marzo
-
Giornata delle religiose
Mattino
– Chiesa del
Monastero di Santa Maria della neve delle Monache Domenicane
Ore 9,00
Esposizione del
Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 11,00
Santa Messa
Pomeriggio
– Chiesa del
Monastero di S. Giovanni Evangelista delle Monache Camaldolesi
Ore 16,00
Esposizione del
Santissimo Sacramento e Adorazione
Ore 18,00
Santa Messa
Sera
– Presso le
Suore Orsoline a Prato di Strada
Ore 21,00
INCONTRO DELLE FAMIGLIE
- Proiezione del Film “Marcellino pane e vino”
Domenica 25 Marzo
Ore 16,00
In Propositura,
Celebrazione del Sacramento della Cresima
Lunedì 26 Marzo
- Giornata degli anziani e della riconciliazione
Santuario Vicariale
di
santa
maria delle grazie – stia
Ore 9,00
S. Messa,
Esposizione del SS.mo Sacramento – Disponibilità di alcuni
sacerdoti per le Confessioni.
Ore 15,00 Rosario
meditato, Benedizione Eucaristica
Ore 16,00 S.
Messa solenne
Ore 21,00
a ROMENA
- Veglia di preghiera con i giovani
MARTEDì 27 Marzo
-
Giornata
del MALATO
Ore 10,00
Casa di Riposo San Romualdo -
Adorazione Eucaristica e
Santa Messa
Ore 14,30
CASA DI RIPOSO SAN GIUSEPPE -
Adorazione Eucaristica e
Santa Messa
Ore 20,30
a MONTEMIGNAIo
Adorazione Eucaristica e
Santa Messa con tutti i GRUPPI DI PREGHIERA
MercolEDì 28 Marzo
A VALIANA
Ore 20,30 Esposizione
Santissimo Sacramento Adorazione - Benedizione
Ore 21,15 –
Di fronte al Cristo in
pietà -
Meditazione
“Eucaristia, vincolo di carità” (Don Francesco Pasetto)
giovEDì 29 Marzo
- Chiesa S.
Cristina a Papiano
Ore 21,00
Incontro con tutte le
associazioni di Volontariato
Venerdì 30 Marzo -
Pieve di
Santa Maria assunta - stia
Ore 21,00
Concelebrazione con
tutti i sacerdoti del vicariato presieduta dal nostro Vescovo
LUCIANO a conclusione della Settimana Eucaristica Vicariale.
Nei MERCOLEDI’ di QUARESIMA e precisamente il 28 Febbraio e
il 07 – 14 – 21 Marzo, presso il Cenacolo delle Monache
Domenicane, CATECHESI PER GLI ADULTI
fffffffffhhhhhhhhh
BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE - ANNO 2007
L’intento dei sacerdoti che vengono nelle vostre case per la
benedizione è quello di incontrarsi con le persone e di benedire
“le pietre vive” che formano la comunità cristiana.
Il
sacerdote viene a portare la pace con le parole stesse del Signore
Gesù: “pace a questa casa e a tutti coloro che vi abitano”.
Ma perché l’augurio e la benedizione siano efficaci è necessario che
diventino mentalità e azioni di pace.
Quest’anno siamo guidati dall’Eucaristia “segno di unità e vincolo
di carità”. Così infatti scrive il nostro Vescovo: Solo in Cristo e
nel suo dono di amore che continuamente si rinnova nel Pane e nel
Vino dati per noi, la comunità ecclesiale apprende a custodire e
vivere il mistero della comunione e della carità”.
C’è
bisogno di più amore. E’ una constatazione che sento fare a tutti.
Allora riprendiamo la strada verso la Chiesa dove è presente per noi
Gesù Cristo. Dopo aver percorso altre strade che non ci hanno dato
sicurezza e gioia ritorniamo a Gesù: alla sua Parola e al Pane di
vita dell’Eucaristia. E trasformiamo le nostre famiglie in piccole
Chiese domestiche dove l’amore fedele e inesauribile di Gesù
consacra a sua immagine e somiglianza l’amore umano.
Riguardo all’offerta che siete soliti fare in questa circostanza
(e tutti sappiamo quanto è preziosa, e Dio ve ne renda merito!)
vi chiedo di metterla nella busta allegata,
preparandola prima e non quando arriva il sacerdote. Infatti allora
ci dobbiamo concentrare solo sulla preghiera, in questo dialogo, sia
pur breve, con il Padre nostro per invocare su ciascuno e su tutta
la famiglia la sua benedizione.
Mi
aiuterà nella visita e nella benedizione alle famiglie il Sacerdote
Carlino don Onofrio ordinato presbitero anno scorso il 22 Aprile.
Non si è dimenticato di voi, e viene anche per dirvi grazie
personalmente del cammino di preghiera fatto insieme nella sua
prepa-razione al Sacerdozio.
Continuiamo a pregare perché la famiglia si anche la prima scuola
vocazionale e dal nostro Casentino esca qualche vocazione
sacerdotale.
La Benedizione Pasquale delle
Famiglie nella propria casa inizia alle Ore 15,00 col seguente
ITINERARIO
GIOVEDI’ 22 FEBBRAIO:
Viale
Roma dal N° 65 a N° 3 (solo numeri dispari). Viale Roma
(dal N° 32 (stazione) al N° 2.
VENERDI’ 23 FEBBRAIO:
Via
Kennedy. Via Monte alle case.
LUNEDI’ 26 FEBBRAIO:
Via
Bellavista. Via di Pancaldi. Poppiena Alta. Via Sofia dei Conti
Guidi. Via Giorgio La Pira.
MARTEDI’ 27 FEBBRAIO:
Via Aldo
Moro ( numeri dispari). Via Appennino (numeri
dispari).
MERCOLEDI’ 28 FEBBRAIO:
Via
Aldo Moro (solo numeri pari). Via Sandro Pertini
GIOVEDI’ 01 MARZO:
Via
Appennino (numeri pari). Via Jacopo Vignali. Via Giovanni
Del Biondo.
LUNEDI’ 05 MARZO:
Via Fiumicello. Via Donato Degli Albanzani. Via Carlo Siemoni.
MARTEDI’
06 MARZO:
Via
Monte. Via Colombaia. Via Piave. P.za Stazione. Via della
Libertà.
MERCOLEDI’ 07 MARZO:
Via
Circonvallazione. Via XXIV Maggio. Via Tramontani. Via 2 Giugno
GIOVEDI’ 08 MARZO:
Via
A. Minucci. P.za del Municipio.
Via
Dante Alighieri dal N° 5 al N° 21 (solo numeri dispari).
Via Rovezzano.
VENERDI’ 09 MARZO:
Via
Uffenheim. Via Dante Alighieri dal N° 10 al N° 22. (solo numeri
pari).
LUNEDI’ 12 MARZO:
Via Dante Alighieri dal N°
23 al N° 49 (solo numeri dispari.)
Via Dante Alighieri numeri
24 e 26.
Via dei Legni. Piazza del Mulino
MARTEDI’ 13 MARZO:
Via E.
Mattei. Mormoreto, Lo Scasso, La Vigna, Casa Nuova, Fiumicello,
La Miniera, Monticelli, Camaggiola
MERCOLEDI’ 14 MARZO:
Via Fiorentina - Piazza Paolo
Uccello
GIOVEDI’ 15 MARZO:
Via G.
Garibaldi (numeri pari).
VENERDI’ 16 MARZO:
Via G. Garibaldi
(numeri
dispari).
LUNEDI’ 19 MARZO:
Ore
9,00 – 12,00 Scuola Elementare e Scuola Materna.
MARTEDI’
20 MARZO:
Via XX Settembre. Via G. Brocchi. Via C. Landino. P.za J.
Landino. Via G. Verdi
MERCOLEDI’ 21 MARZO:
Ore 9,00 – 12,00 Sede del Parco
Nazionale, Municipio, Stazione dei Carabinieri, Ufficio Postale.
Vigili
del Fuoco. Banche.
GIOVEDI’ 22 MARZO:
Ore 15,00 – 18,00 Parrocchia di
San Donato a Brenda.
DOMENICA 01 APRILE:
Ore
15,00 – 18,00 Parrocchia di Santa Margherita a Quorle.
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Jobel n° 22
Benedizione delle case o Benedizione delle Famiglie ?
Una
volta si diceva “benedizione delle case” (e forsequalcuno
continua a dire così) e proprio alle case sembrava destinato il
gesto del Sacerdote che passava aspergendo acqua benedetta.
Anche quando quelli che abitavano la casa erano assenti.
Da sempre ho preferito
parlare di “benedizione delle famiglie nella propria casa” in
ricordo del Battesimo e in preparazione della Pasqua.
E’ una visita del parroco alle
famiglie, è un incontro amichevole, uno scambio, un mettere
insieme le ansie e le tristezze, le gioie e le speranze di
ciascuna famiglia con la famiglia della Parrocchia.
Vengo come un amico che
intende farvi sentire la presenza di una “famiglia più grande”,
quella della comunità cristiana in cui la vostra famiglia è
inserita.
La comunità cristiana non ha
una risposta concreta per tutto. Ma si propone come una
attenzione cordiale da parte dei fratelli che vogliono “portare
i pesi gli uni degli altri”. Io sono qui per dirvi soprattutto
questo: ognuno di voi sta a cuore della chiesa a cui
appartenete. Ognuno di voi è una presenza di valore, a cui fare
spazio nella solidarietà e nell’amicizia. La comunità cristiana
si prefigge in particolare di dare voce e peso a chi tra le
pareti domestiche soffre, arranca,fa fatica. La “croce” nascosta
in tante case è un tesoro prezioso, se viene riconosciuto come
un cammino da compiere insieme, nella fede comune.
La visita del vostro parroco
non è di convenienza (e voi tutti sapete quanto mi urtano i
convenevoli), ma è una visita illuminata da Gesù morto e
resuscitato per noi che solo può darci fiducia e speranza.
Perciò l’incontro si fa
preghiera, diventa invito alla preghiera. La stessa benedizione
è una preghiera, non scaramanzia, ma impegno a vivere nella fede
in Gesù tutti i giorni della nostra vita.
Allora non è il prete che voi
accogliete, ma è Gesù perché è con lui che bisogna sostare fra
le pareti domestiche.
E per rendere presente Gesù
che si è definito “Parola di vita” io invito ancora una volta
ogni famiglia e ogni persona a leggere il Vangelo perché è lui
che ha una parola per tutti, piccoli e grandi, giovani e
anziani.
Togliamo ogni pregiudizio
che la Bibbia sia roba da preti,frati e monache. È nutrimento
per tutti i cristiani. Gesù lo ha detto: “Non di solo pane vive
l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Quest’anno ce lo raccomanda
anche il Piano Pastorale della nostra Diocesi “Parrocchia e
Parola di Dio”.
I problemi sono tanti e
così pure gli smarrimenti. Non abbiamo più certezze.
Rifacciamoci alla Parola di Dio. Non ci risolverà i problemi
economici, ma perlomeno ci indicherà il senso della vita e
sicuramente ci ricorderà di essere solidali con che soffre e con
chi gioisce.
Fin da ora vi saluto tutti
anche se non portò visitare tutte le famiglie. Mi aiuterà il
Diacono Don Mauro che sabato 22 Aprile 2006 riceverà
l’ordinazione sacerdotale nella Cattedrale di Fiesole alle ore
16,00. Preghiamo per lui e continuiamo a pregare anche perché
finalmente anche dal Casentino scaturisca una vocazione
sacerdotale.
Don
Guido
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MESSAGGIO
DI SUA
SANTITÀ
BENEDETTO
XVI
PER LA QUARESIMA
2006
“Gesù,
vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt
9, 36)
Carissimi fratelli e sorelle!
La
Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio
interiore verso Colui che è la fonte della
misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso
ci accompagna attraverso il deserto della nostra
povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia
intensa della Pasqua. Anche nella “valle oscura” di
cui parla il Salmista (Sal 23,4), mentre il
tentatore ci suggerisce di disperarci o di riporre
una speranza illusoria nell’opera delle nostre mani,
Dio ci custodisce e ci sostiene. Sì, anche oggi il
Signore ascolta il grido delle moltitudini affamate
di gioia, di pace, di amore. Come in ogni epoca,
esse si sentono abbandonate. Eppure, anche nella
desolazione della miseria, della solitudine, della
violenza e della fame, che colpiscono senza
distinzione anziani, adulti e bambini, Dio non
permette che il buio dell’orrore spadroneggi. Come
infatti ha scritto il mio amato Predecessore
Giovanni Paolo II, c’è un “limite divino imposto al
male”, ed è la misericordia (Memoria e identità,
29 ss). È in questa prospettiva che ho voluto porre
all’inizio di questo Messaggio l’annotazione
evangelica secondo cui “Gesù, vedendo le folle, ne
sentì compassione” (Mt 9,36). In questa luce
vorrei soffermarmi a riflettere su di una questione
molto dibattuta tra i nostri contemporanei: la
questione dello sviluppo. Anche oggi lo “sguardo”
commosso di Cristo non cessa di posarsi sugli uomini
e sui popoli. Egli li guarda sapendo che il
“progetto” divino ne prevede la chiamata alla
salvezza. Gesù conosce le insidie che si oppongono a
tale progetto e si commuove per le folle: decide di
difenderle dai lupi anche a prezzo della sua vita.
Con quello sguardo Gesù abbraccia i singoli e le
moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se
stesso in sacrificio di espiazione.
Illuminata
da questa verità pasquale, la Chiesa sa che, per
promuovere un pieno sviluppo, è necessario che il
nostro “sguardo” sull’uomo si misuri su quello di
Cristo. Infatti, in nessun modo è possibile separare
la risposta ai bisogni materiali e sociali degli
uomini dal soddisfacimento delle profonde necessità
del loro cuore. Questo si deve sottolineare tanto
maggiormente in questa nostra epoca di grandi
trasformazioni, nella quale percepiamo in maniera
sempre più viva e urgente la nostra responsabilità
verso i poveri del mondo. Già il mio venerato
Predecessore, il Papa Paolo VI, identificava con
precisione i guasti del sottosviluppo come una
sottrazione di umanità. In questo senso
nell’Enciclica
Populorum progressio
egli denunciava “le carenze materiali di coloro che
sono privati del minimo vitale, e le carenze morali
di coloro che sono mutilati dall’egoismo… le
strutture oppressive, sia che provengano dagli abusi
del possesso che da quelli del potere, sia dallo
sfruttamento dei lavoratori che dall’ingiustizia
delle transazioni” (n. 21). Come antidoto a tali
mali Paolo VI suggeriva non soltanto “l’accresciuta
considerazione della dignità degli altri,
l’orientarsi verso lo spirito di povertà, la
cooperazione al bene comune, la volontà di pace”, ma
anche “il riconoscimento da parte dell’uomo dei
valori supremi e di Dio, che ne è la sorgente e il
termine” (ibid.). In questa linea il Papa non
esitava a proporre “soprattutto la fede, dono di Dio
accolto dalla buona volontà dell’uomo, e l’unità
nella carità di Cristo” (ibid.). Dunque, lo
“sguardo” di Cristo sulla folla, ci impone di
affermare i veri contenuti di quell’«umanesimo
plenario» che, ancora secondo Paolo VI, consiste
nello “sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli
uomini” (ibid., n. 42). Per questo il primo
contributo che la Chiesa offre allo sviluppo
dell’uomo e dei popoli non si sostanzia in mezzi
materiali o in soluzioni tecniche, ma nell’annuncio
della verità di Cristo che educa le coscienze e
insegna l’autentica dignità della persona e del
lavoro, promuovendo la formazione di una cultura che
risponda veramente a tutte le domande dell’uomo.
Dinanzi
alle terribili sfide della povertà di tanta parte
dell’umanità, l’indifferenza e la chiusura nel
proprio egoismo si pongono in un contrasto
intollerabile con lo “sguardo” di Cristo. Il digiuno
e l’elemosina, che, insieme con la preghiera, la
Chiesa propone in modo speciale nel periodo della
Quaresima, sono occasione propizia per conformarci a
quello “sguardo”. Gli esempi dei santi e le molte
esperienze missionarie che caratterizzano la storia
della Chiesa costituiscono indicazioni preziose sul
modo migliore di sostenere lo sviluppo. Anche oggi,
nel tempo della interdipendenza globale, si può
constatare che nessun progetto economico, sociale o
politico sostituisce quel dono di sé all’altro nel
quale si esprime la carità. Chi opera secondo questa
logica evangelica vive la fede come amicizia con il
Dio incarnato e, come Lui, si fa carico dei bisogni
materiali e spirituali del prossimo. Lo guarda come
incommensurabile mistero, degno di infinita cura ed
attenzione. Sa che chi non dà Dio dà troppo poco,
come diceva la beata Teresa di Calcutta: “La prima
povertà dei popoli è di non conoscere Cristo”.
Perciò occorre far trovare Dio nel volto
misericordioso di Cristo: senza questa prospettiva,
una civiltà non si costruisce su basi solide.
Grazie
a uomini e donne obbedienti allo Spirito Santo,
nella Chiesa sono sorte molte opere di carità, volte
a promuovere lo sviluppo: ospedali, università,
scuole di formazione professionale, micro-imprese.
Sono iniziative che, molto prima di altre
espressioni della società civile, hanno dato prova
della sincera preoccupazione per l’uomo da parte di
persone mosse dal messaggio evangelico. Queste opere
indicano una strada per guidare ancora oggi il mondo
verso una globalizzazione che abbia al suo centro il
vero bene dell’uomo e così conduca alla pace
autentica. Con la stessa compassione di Gesù per le
folle, la Chiesa sente anche oggi come proprio
compito quello di chiedere a chi ha responsabilità
politiche ed ha tra le mani le leve del potere
economico e finanziario di promuovere uno sviluppo
basato sul rispetto della dignità di ogni uomo.
Un’importante verifica di questo sforzo sarà
l’effettiva libertà religiosa, non intesa
semplicemente come possibilità di annunciare e
celebrare Cristo, ma anche di contribuire alla
edificazione di un mondo animato dalla carità. In
questo sforzo si iscrive pure l’effettiva
considerazione del ruolo centrale che gli autentici
valori religiosi svolgono nella vita dell’uomo,
quale risposta ai suoi più profondi interrogativi e
quale motivazione etica rispetto alle sue
responsabilità personali e sociali. Sono questi i
criteri in base ai quali i cristiani dovranno
imparare anche a valutare con sapienza i programmi
di chi li governa.
Non
possiamo nasconderci che errori sono stati compiuti
nel corso della storia da molti che si professavano
discepoli di Gesù. Non di rado, di fronte
all’incombenza di problemi gravi, essi hanno pensato
che si dovesse prima migliorare la terra e poi
pensare al cielo. La tentazione è stata di ritenere
che dinanzi ad urgenze pressanti si dovesse in primo
luogo provvedere a cambiare le strutture esterne.
Questo ebbe per alcuni come conseguenza la
trasformazione del cristianesimo in un moralismo, la
sostituzione del credere con il fare. A ragione,
perciò, il mio Predecessore di venerata memoria,
Giovanni Paolo II, osservava: “La tentazione oggi è
di ridurre il cristianesimo ad una sapienza
meramente umana, quasi a una scienza del buon
vivere. In un mondo fortemente secolarizzato è
avvenuta una graduale secolarizzazione della
salvezza, per cui ci si batte sì per l’uomo, ma per
un uomo dimezzato. Noi invece sappiamo che Gesù è
venuto a portare la salvezza integrale” (Enc.
Redemptoris missio,
11).
È
proprio a questa salvezza integrale che la Quaresima
ci vuole condurre in vista della vittoria di Cristo
su ogni male che opprime l’uomo. Nel volgerci al
divino Maestro, nel convertirci a Lui, nello
sperimentare la sua misericordia grazie al
sacramento della Riconciliazione, scopriremo uno
“sguardo” che ci scruta nel profondo e può rianimare
le folle e ciascuno di noi. Esso restituisce la
fiducia a quanti non si chiudono nello scetticismo,
aprendo di fronte a loro la prospettiva
dell’eternità beata. Già nella storia, dunque, il
Signore, anche quando l’odio sembra dominare, non fa
mai mancare la testimonianza luminosa del suo amore.
A Maria, “di speranza fontana vivace” (Dante
Alighieri, Paradiso, XXXIII, 12) affido il
nostro cammino quaresimale, perché ci conduca al suo
Figlio. A Lei affido in particolare le moltitudini
che ancora oggi, provate dalla povertà, invocano
aiuto, sostegno, comprensione. Con questi sentimenti
a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione
Apostolica.
Dal
Vaticano, 29 Settembre 2005
BENEDICTUS PP. XVI
© Copyright 2005 -
Libreria Editrice Vaticana
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